Violenza sulle donne, i problemi da risolvere

Picchiare una donna, ridurre la propria moglie in una pozza di sangue, violentare la propria fidanzata, sono tutti gesti che possiamo inserire in una categoria che ancora oggi rientra tra quelle che monopolizzano i fatti di cronaca: la violenza sulle donne.

Le percosse, le violenze sessuali, i ricatti psicologici sono gesti che non vanno mai giustificati, per alcun motivo. Eppure, dalle statistiche emerge un fatto sempre più allarmante: a giustificare questi uomini “mostri” sono soprattutto le donne vittime di violenza, spinte da un lato dal senso di colpa che ha le sue radici nei retaggi culturali del patriarcato, e dall’altro dalla consapevolezza di non trovare nelle istituzioni un appiglio solido ed efficace in grado di difenderle dalla violenza.

Alcune ricerche recenti fanno emergere infatti una considerazione molto interessante sulla quale vale la pena di riflettere: la violenza sulle donne è un problema che riguarda e che ha come protagoniste le donne, vittime di percosse e violenze di ogni tipo, ma anche gli uomini, molto spesso spinti da una cultura ed una mentalità maschilista e da problemi di ordine psicologico che andrebbero esaminati ed analizzati nonché eliminati alla radice. Le donne temono questi uomini perché hanno paura che le loro percosse e le loro reazioni diventino sempre più violente, ed in qualche modo giustificano i loro aguzzini per paura di perdere la casa, il mantenimento, quel barlume di dignità che è loro rimasto e che le spinge a non denunciare.

Ma il motivo per cui le donne non denunciano e si chiudono nei loro silenzi non è solo legato al senso di colpa che si attribuiscono di fronte a queste vicende: negli ospedali in cui qualche volta si recano per farsi curare le ferite delle percosse, queste donne esprimono frasi come “è stata colpa mia…”, “era la prima volta che succedeva”, “è nervoso, non lo ha fatto apposta”, ad esprimere una consuetudine radicata nei secoli, che è quella secondo cui l’uomo vada giustificato sempre e comunque, perché “è lui ad occuparsi di tutto”. Il senso di colpa si lega anche ad un altro motivo importante: la paura che le istituzioni, le forze dell’ordine, i carabinieri a cui si potrebbero rivolgere, non riuscirebbero ad affrontare il problema e una denuncia finirebbe solo con il peggiorare le cose. Ed in effetti, questo è quanto ancora accade in moltissimi paesi di provincia, in cui “tutti conoscono tutti” e “si chiude un occhio” sul fatto allarmante: e a chiudere un occhio sono soprattutto le famiglie, che non supportano la donna nel suo percorso di denuncia e che qualche volta la inducono anche a cambiare idea.

Ma gli strumenti per contrastare in maniera efficiente la violenza sulle donne anche all’interno delle mura domestiche ci sono, e dove vengono utilizzati, riescono a sradicare e mettere in luce il problema spesso risolvendolo: sono le campagne di sensibilizzazione, i supporti psicologici delle associazioni, i centri di ascolto che aiutano la donna a prendere consapevolezza del problema e la svestono del suo senso di colpa, spingendola a denunciare e supportandola in tutto il suo percorso.

Oggi la violenza sulle donne ha finalmente ottenuto una più alta sensibilizzazione ed un maggiore ascolto ed interesse da parte dei cittadini, ma non basta ancora: l’obiettivo da raggiungere è quello di sensibilizzare la donna verso una maggiore sicurezza e spingerla ad affrontare senza paure il percorso di denuncia del suo aguzzino.

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